images-2  La “Vinothèque” è unica, infatti ottenuta per qualcosa come il 75% da “vin de réserve” e solo per il 25% da vino recente. E il dato singolare è che tale “vin de réserve” è una solera composta da assemblaggio della bellezza di 32 millesimi aziendali, dal 2009 indietro fino al 1966. La sboccatura, effettuata in pochissimi “pezzi”, riguarda quest’anno uno scarso migliaio di bottiglie, e ha regalato una Vinothèque spettacolosa, con un naso da far spalancare la bocca per la meraviglia – malto, liquirizia, limone candito, calcare, coriandolo, acacia, latte di cocco – e una bocca debordante, piena di sapori e di richiami aromatici, morbida, espressiva, lunghissima in persistenza e appena affumicata in fondo. Qualcosa di davvero speciale. Il saldo complessivo è di 60% Chardonnay, 30% Pinot Meunier e 10% Pinot Noir; malolattica parziale; dosaggio extra brut di 5 g/l; disponibilità limitatissima; abbinamento libero, ma è Champagne veramente straordinario anche fuori pasto, o come si dice, “da meditazione”.

Cantina: Yann Alexandreimages-5

Una storia antica (1720) di vignaioli coscienziosi che diventa cronaca attuale di una delle possibili “next big things” della Champagne; in poche parole, crediamo che dei mirabili vini di Yann Alexandre e di sua moglie Sévérine sentiremo parlare parecchio, nei prossimi anni. L’intrapresa ha un’ottantina d’anni: nasce, come azienda imbottigliatrice di Champagne, nel 1933, dopo oltre un secolo e mezzo di attività agricola quasi pura, cui è sempre succeduta la vendita prima dei mosti non ancora fermentati, poi dei vins clairs da spumantizzare. Dunque, Yann rappresenta l’ottava generazione consecutiva di famiglia, in linea diretta maschile, a occuparsi delle vigne di proprietà, 6 ettari circa ripartiti su 9 comuni diversi della zona. La cantina è a Courmas, 9 km a sudovest di Reims; un piccolo comune nel quale quasi l’80% del vigneto – appena 41 ettari – è a Pinot Meunier e che solo di recente si sta affacciando nella “geografia” qualitativa della Champagne, in particolare grazie ai vini di questa Maison. In vigna, la prevalenza è quindi di Pinot Meunier, la vera e propria specialità della zona, nella quale l’uva “outsider” della Champagne trova una freschezza e una complessità rare altrove, ad accompagnare la sua consueta verve fruttata. Molte grandi Maisons acquistano qui il Pinot Meunier per “spennellare” di aromi di susina, pompelmo e pesca le loro cuvées d’ingresso. Oltre al 45% di Meunier, per il resto gli Alexandre coltivano Chardonnay (30%) e Pinot Noir (25%); l’età media dei vigneti è di 25 anni. Pur senza certificazioni, si pratica qui un’agricoltura altamente sostenibile, utilizzando diversi prodotti raccomandati per il “bio”.

 

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